Barbie: I miei primi 50 anni

Venerdì 23 ottobre 2009 alla Libreria Giunti di via Imbriani 7 a Trieste, Noemi Israel ha presentato la mostra Barbie: i miei primi cinquant’anni. Nel corso della conferenza, la Israel ha ripercorso le tappe più importanti della storia di Barbie spiegando il significato che essa ha assunto nell’ultimo mezzo secolo nel contesto storico-sociale, artistico e persino teatrale italiano. La storia di questa cinquantenne “ever pink”, nata nel 1959 da una felice idea di Ruth Handler e subito accolta dalla Mattel.

La mostra si è tenuta fino al 3 novembre 2009 sempre a Trieste presso il negozio Il Bagaglio in Piazza della Borsa.

“Ponytail” del 1960
Noemi Israel mentre illustra l’evoluzione storica di Barbie

Rassegna stampa

Nell’anno del cinquantenario con la capostipite “Ponytail”
La collezionista Noemi Israel espone la sua raccolta

Non c’è signora oggi negli “anta” che non abbia avuto tra le mani una Barbie. La mitica bambola della Mattel, tra le più vendute al mondo, celebra quest’anno i cinquant’anni e una mostra ne ripercorre la vita e l’estetica. Da domani e fino al 3 novembre, il negozio “Il Bagaglio” di piazza della Borsa esporrà la raccolta della scrittrice Noemi Israel, tra le più importanti collezioniste italiane di Barbie. A lei le platinate signorine non sono mai mancate: «La prima – racconta – l’ho ricevuta a tre anni. Era il modello Malibù del 1971. Da allora ogni anno ne acquistavo una finché una volta cresciuta, non decisi di regalarle tutte. E ho sempre avuto un grande rimorso per averlo fatto».

Così, all’età di trent’anni, Noemi ha deciso di ricomprarle, con gli interessi: «Dieci anni fa, in occasione dei quarant’anni di Barbie, navigavo in internet e mi sono soffermata a osservare quelle bambole che con tanta dolcezza mi ricordavano l’infanzia. Volevo riavere le mie Barbie e soprattutto quelle che non avevo mai posseduto: l’interesse si è spostato così verso il vintage e i pezzi rari, sono andata alle aste e dai collezionisti privati dove sono riuscita a reperire pezzi unici in Italia. Dopo i francobolli, la Barbie è il secondo oggetto da collezione nel mondo».

Una ricerca la sua che muove dal gioco per toccare evoluzione sociale, costumi, attualità: «Sotto il profilo della moda per esempio, Barbie segue le tendenze e sono numerosi gli stilisti che si sono interessati a lei e vi hanno trovato espressione della propria arte. “Color magie” del 1966 è la mia preferita», continua entusiasta Israel. «Per la prima volta infatti la Mattel ha proposto una bambola dai capelli Iunghi che si. potevano anche tingere grazie ai colori inseriti nella confezione. L’abito poi, con i rombi simili a quelli dì Arlecchino, giustifica la natura di una bambola che riprende la tradizione del teatrino e delle marionette, ma senza fili».

Duecento bambole esposte per una collezione che punta all’edizione limitata: dalla pioniera “Ponytail” del 1960 vestita col celeberrimo American Airlines, alla “Stewardess” del 1961, inserita come testimonial nel folder thailandese contenente la serie commemorativa di otto francobolli del cinquantenario. Non mancheranno la “Bubble-cut” del 1961 coi capelli corti, la “Fashion Queen” del 1963 con le sue parrucche, la “Swirl Ponytail” del 1964 e Miss Barbie sempre del 1964, unico modello con occhi che si aprono e chiudono; l’”American Girl” del 1965, una riproduzione della Color Magie del 1966 in versione Ruby Red, la “Twiggy” ispirata alla celeberrima modella e molte altre Barbie dei periodi vintage, oltre a “Mod Era” e “Superstar” nuove, mai rimosse dalla scatola, e la funzionante “Barbie Talking” del 1967.

Cinquant’anni Barbie non li dimostra davvero. Ma come è cambiato il mondo intorno a lei sarà oggetto di analisi e spiegazione nella conferenza che si terrà sabato alle 18.30 alla libreria Giunti di via Imbriani. Uno sguardo da collezionista sul mondo “ever pink” di Mattel, curiosità e ultime tendenze del mercato, per raccontare la magia e l’attrazione che si nascondono dietro uno dei giocattoli più popolari del secolo scorso.

Linda Dorigo
“Il Piccolo”, giovedì 22 ottobre 2009.

Barbie storiche in vetrina
La sua antenata “Bild Lilli”, bambola osé per uomini. Tra i pezzi più belli, la versione vestita da Christian Dior

Nonostante sia da sempre oggetto di critiche sia da parte di pedagogisti che vedono in lei un gioco diseducativo sia da parte delle femministe che, invece, le rimproverano di essere un modello di donna frivola Barbie, la bambola più longeva del pianeta, ha compiuto il giro di boa dei 50 anni mantenendo saldo lo scettro di regina delle fashion dolls.

La prima bambola nata adulta, che ha debuttato in casa Mattel nel ’59 grazie all’estro di Ruth Handler, nonostante la vita “in rosa” e un guardaroba da red carpet, nel mezzo secolo di vita è stata medico, astronauta, cavallerizza, ufficiale di marina, infermiera, assistente di volo, ambasciatrice, popstar: tutto sommato una ragazza volitiva e stimolante rispetto alla tradizionale bambola-neonato.

Le mille facce della compagna di giochi preferita da un paio di generazioni di donne di tutto il mondo, sono in bella vista fino al 3 novembre nelle vetrine del negozio “Il Bagaglio”, dove 200 esemplari di miss Barbie Millicent Roberts di proprietà di Noemi Israel, raccontano l’evoluzione della camaleontica Signorina del Wisconsin. Un’esposizione che ha già richiamato l’attenzione – secondo i dati della collezionista – di almeno tremila curiosi.

«Barbie non è una bambola nel senso comune del termine – ha sottolineato Israel durante la relazione sul mondo che ruota attorno alla pink girl sabato pomeriggio alla libreria Giunti – nasce, infatti, come una marionetta evoluta dalle sembianze adulte con cui le bambine possono giocare e fingere di fare cose da grandi, come andare a lavorare o fare shopping».

Barbie, ha avuto una, diciamo prozia. La sua “mamma” Ruth Handler, infatti, vide durante un viaggio in Germania per la prima volta ciò che aveva in mente da tempo: “Bild Lilli”, una bambola piuttosto provocante, gamba lunga, seno prorompente e tacchi alti, che veniva regalata più come scherzo osé agli uomini che non alle bambine. Si fece disegnare un prototipo con la testa che si poteva girare, e il resto è storia. Le bambine avevano finalmente una bambola bella proporzionata, da pettinare, vestire, svestire e che rifletteva attraverso il ricco guardaroba la moda e le sue evoluzioni.

Platinata, mora, castana, con i capelli lunghi, con il carré, le trecce o la coda, come la preziosa “Ponytail” del 1960 in tenuta da assistente di volo dell’American Airlines, Barbie è sempre elegantissima e super accessoriata. Indossa un abito da sposa nei toni del verde della stilista cult Vera Wang, la versione esposta nella vetrinetta interna; a farle compagnia l’esplosiva Barbie-Cher, in tenuta da popstar, la massa di capelli ricci e gli inconfondibili zigomi della cantante di origine armena.

E ancora l’appetitosa “Chocolate obsession”, dove incarna il profumato gusto con appeal latino, in abito lungo color cacao e stola. Tra i vestiti più glamour, il comleto stile amazzone deluxe di Ralph Lauren, l’inconfondibile trench Burberry, l’elegante mise avorio e nero di Cristian Dior, e la versione très chic di Holly Golightly di “Colazione da Tiffany”: little black dress, guanti di raso e triplo giro di perle.

Patrizia Piccione
“Il Piccolo”, giovedì 29 ottobre 2009.